“ Il cibo deve essere fornito da un lavoro fatto dagli
uomini. Come il pane. Ho sempre pensato che il pane costituisse un rapporto tra
gli uomini” ( Jean Paul Sartre )
“ Senti il
grano, pensi al pane “.
“ Vivere la
semina, la germogliazione la formazione delle spighe , vivere le variazioni
cromatiche, dal verde intenso al giallo oro, un cambiamento lento e continuo,
lo sfondo del terreno, quello dopo i semi gettati , e.. tanto più è scuro tanto
più risulta fertile per il grano.
Arriva alla
maturazione gradualmente, cresce, forma la spiga, quegli aghi pungenti quanto
basta.
E se durante
la semina ci si raccomandava a Giove per le pioggia e a Cerere per la fertilità,
a giugno dopo la mietitura ci si affidava a Eolo perché i venti accompagnassero
la pulizia del grano in aia.
Quel vento che
Eolo con clemenza concedeva”
Eccola qui
la Sicilia de I Butticè, fratelli e ristoratori con la storia di questa terra
nel sangue, le sue tradizioni, i suoi
profumi, le sue materie prime.
Profumi e
colori, ma soprattutto sapori.
A partire da
quella materia prima che è fonte di quotidianità: i grani antichi siciliani.
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RICETTA :
PANI CUNZATU
Pani cunzatu, rappresenta sia l’emblema
dell’ospitalità siciliana che offre a inaspettati ospiti, e senza ricorrere a
formalismi cerimoniali, quello che già c’è sulla tavola, sia elemento della
tradizione gastronomica siciliana, quando i più agiati potevano permettersi
l’acquisto delle sarde salate in modo da conferire elementi di sapidità che
richiamavano il mangiare con gusto talvolta con ingordigia.
Pani Cunzatu e I GRANI ANTICHI
Il pane è
realizzato con tumminia, ovvero grano duro antico siciliano a basso contenuto
glutinico e con discreta presenta del germe di grano. Il flavour retronasale ci
porterà all’interno di un granaio vero e proprio mentre la croccantezza del
pane con note di origano rende piacevole e intensa la masticazione.
La spuma di
sarde con leggeri flussi di pecorino rimanderà proprio all’esperienza di uno
dei piatti più rappresentativi della gastronomia siciliana ed è immancabile
l’untuosità del piatto conferito dalla polvere di olio evo. La polvere di olio
viene realizzata con la maltodestrina,
un carboidrato dagli amidi dei cereali e di alcuni tuberi.
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