I colori vivi e caldi dello zafferano e del fico d'india , ed una coltre di candida e bianca neve che al contatto del tepore palatale si scioglie proprio come la neve al sole.
Lo serviamo come pre dessert, per preparare le papille gustative ad accogliere il dessert. Nota acida persistente come elemento che resetta e predispone il palato al dessert, alla chiusura del pasto.
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“Ristorare è vivere con piacere ogni attimo della giornata e prendersi cura del cliente dalla scelta meticolosa delle materie prime, all’addobbo della sala, alla mise en-place, al servizio personalizzato fino ad arrivare alla cura dei minimi dettagli. Riuscire a fare questo è per noi motivo di orgoglio”.
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domenica 27 novembre 2016
giovedì 24 novembre 2016
domenica 13 novembre 2016
Dialoghi sulla materia :Il tartufo Ibleo
IL TARTUFO
«Il tartufo
non è per certo un vero afrodisiaco, ma esso può,
in talune
occasioni, rendere le donne più arrendevoli e
gli
uomini più desiderosi di piacere»
Brillat-Savarin
Guardando un tartufo sorge spontanea una
domanda: “Come è saltato in mente agli esseri umani di usarlo in cucina?”. Ed è
una domanda legittima: il tartufo è un fungo ipogeo (cioè sotterraneo) e ha
l'aspetto di una patata andata a male, sporca di terra. L'unico elemento che lo
tradisce è il suo odore: penetrante ed avvolgente, come quello della terra
bagnata dalla pioggia. E forse sarà stato proprio questo profumo ad attirare un
cane o un maiale, che un giorno di qualche millennio fa trascinò il suo padrone
ai piedi di un faggio o di un nocciolo, cominciando a scavare fino ad estrarre
quella strana patata. La storia del tartufo è infatti antica: usato in cucina
nell'Antica Grecia, giunse fino a Roma, dove venne apprezzato come cibo
raffinato. Durante il Medioevo e il Rinascimento rimase appannaggio degli
aristocratici ma venne demonizzato: il suo odore e sapore sembrava smuovere gli
animi risvegliando istinti erotici, da reprimere e risotterrare, come i
tartufi. Infine dobbiamo la sua riammissione nel mondo moderno al botanico
Carlo Vittadini, che nel 1831 scrisse un libro intitolato “Tuberacearum”,
inaugurando lo studio e la classificazione del tartufi.
Oggi la grande distinzione è tra tartufo
bianco e nero: fra i primi, più pregiati, troviamo il Tartufo Bianco d'Alba e
il bianchetto; tra i neri: il nero pregiato, estivo, uncinato e lo scorzone. La
difficoltà di reperibilità gli è valsa la denominazione di “oro nero”: un chilo
di tartufo bianco fresco può arrivare a costare 2.400 euro! Ma non lasciatevi
intimidire: bastano pochi grammi, una grattugiata, per effondere il suo aroma
ed esaltare i sapori dei vostri piatti.
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